“Make America healthy again”. Si può essere no global e salutisti anche da destra. Lo spiega un documentario intitolato “Breaking big food”, in anteprima italiana al Riviera International Film Festival 2026 che vede protagonista un ricco manipolo di persone comuni che si è rotto le scatole di vivere mangiando cibo industriale ultra processato.
Basta pesticidi, basta conservanti, basta sigle sinistre e incomprensibili sulle confezioni di mappazze surgelate e inscatolate del supermercato. Veleno puro, ma soprattutto creato ad hoc con aromatizzanti e sostanze chimiche, per creare una dipendenza infinita dal cibo spazzatura. Un declino inesorabile della salute pubblica statunitense che porta a record nazionali di obesità e diabete, specialmente nelle giovani generazioni.
Il documentario di Cole Uphaus inizia sulle confessioni arrembanti di un ex lobbista sia di Big Pharma che di Big Food, tal Calley Meals, uno che spiffera tutto, un po’ come quel Christophe Brusset di “Siete pazzi a mangiarlo!” (Piemme) che decise di togliere il velo di omertà e mostrare al mondo cosa significava cibo industriale e surgelato in Francia. In primis, Meals ricorda che l’industria del tabacco, quella che taroccava perfino gli studi universitari per affermare urbi et orbi che il fumo non nuoceva alla salute degli americani, da quando è stato sgamato e ridotto a grande silenzio, ha cominciato ad investire nel Big Food ottenendo una quota di mercato quasi del 50%.








