Ma sì, facciamo casino. Come sempre, del resto. C’è la Flotilla da “salvare”? Immancabile l’Usb, con il solito sciopero generale, proclamato per il prossimo 18 maggio: sulle loro spalle ci sono i destini del mondo, le guerre e chi più ne ha più ne metta. State alla larga dalle stazioni, quel giorno, verificate i percorsi cittadini, per non imbattervi nei soliti facinorosi che nel consueto assalto ai poliziotti rischiano di far male anche ai poveri passanti.
Chi non scorda violenze e minacce ha il dovere di ricordare tutto. Perché ogni volta la musica è sempre la solita: blocchi stradali e ferroviari, occupazioni temporanee di tangenziali o snodi urbani; blocchi davanti a stazioni o porti. Oltre alle inevitabili tensioni con le forze dell’ordine.
Del resto, il clima bellicoso pare annunciato dalle stesso comunicato diramato ieri proprio dall’Usb che ha deciso di raccogliere «l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla». Il tutto perché «la guerra, il genocidio in Palestina, la corsa al riarmo, l’attacco al diritto internazionale e il restringimento degli spazi democratici impongono un salto di qualità nella mobilitazione» e quindi bisogna puntare il dito anche contro «le conseguenze economiche e sociali che questa guerra produce sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici». «La guerra entra nelle nostre vite. Entra nei salari che perdono valore, nella sanità pubblica svuotata, nella scuola impoverita, nel welfare tagliato, negli affitti che aumentano, nei prezzi che corrono, nella benzina che pesa sempre di più sulle famiglie. Ogni euro destinato al riarmo è un euro sottratto a chi lavora, a chi studia, a chi si cura, a chi vive del proprio salario», fa sapere Usb che aggiunge: «A questa scelta si accompagna un attacco sempre più duro alle libertà sindacali e democratiche».






