Seguo con crescente allegria la saga economico-sessuale fra banchieri di JPMorgan, del resto son banchieri, questo fanno: monetizzano. C’è un tipo di 35 anni che accusa la sua capa di averlo ridotto a suo “schiavo sessuale da ufficio”, continuamente drogato e violentato da lei, e già l’immagine dello schiavo da ufficio si tatua nella cornea. Non è chiarissimo se la storia sia vera o falsa, come sempre e come tutte — forse qui più del solito: non ha nessuna importanza, tuttavia — come al solito. Il dibattito sui social prescinde dal dato di verità, si infiamma di dettagli sempre nuovi, i giornali (anzi: i giornaloni) rilanciano ricopiando dal web con la consueta autoassolutoria formula: è virale, bisogna darne notizia. Ci sono cose a tre, conversazioni con chat gpt, richieste di risarcimenti che il caso a Nordio-Mediaset in confronto fa ridere, licenziamenti, promozioni, ricatti e bugie. Insomma tutto nella norma. Solo che il violentato è lui, un’eccezione statistica.
È quasi sempre il contrario, come si sa e come le cronache di governo confermano: sono settimane che in tutta Roma non si parla d’altro che della prossima “bomba”, un altro ministro, non Piantedosi (Sangiuliano è storia trapassata, gli scandali si consumano rapidi), un altro ancora, un’altra ragazza, eccetera. Mogli al corrente, naturalmente. Non è mai vero che non lo sanno, talvolta anzi facilitano. Consigliatissimo in proposito il libro di Guia Soncini, Qualunque cosa significhi amore che, spacciato come romanzo, è un reportage giornalistico accuratissimo delle dinamiche di potere e di sesso fra Roma e Milano, fra giornali e tv, fra politica e soldi, miliardari e parvenu. Tutto, ma proprio tutto, è da qualche parte in qualche momento realmente accaduto: solo cambiano i nomi, per il sollevo dei molti che si riconoscono nella foto. La verità, come diceva l’altro giorno Mattarella, supera spesso la fantasia. Converrebbe studiarla e non fingere stupore, addirittura indignazione, di fronte alla consueta routine.







