Questa storia dell’inchiesta sul delitto di Gar lasco, e delle reazioni dell’opinione pubblica - media innanzitutto - alle notizie che riguardano l’indagine, è davvero emblematica. Anche e soprattutto per quanto riguarda quel termine così ben scritto e pronunciato da coloro che vogliono apparire tanto equilibrati e democratici quando si tratta di darsi un tono, la parola “garantismo”, che però in linea di massima è considerato dagli italiani un po’ quello che per il personaggio di Antonio Albanese è il dialogo – e dunque sì, il garantismo va bene per un minuto, due minuti, sette minuti, poi alla fine rompe i coglioni...
Altra premessa importante: quando si tratta di indagini giudiziarie, nessuno dovrebbe pensare di arrivare alla Verità assoluta, ché quella è affare esclusivo di chi s’affaccenda con Fede e dintorni, ma di ricostruire una verità giudiziaria credibile, da sottoporre poi al vaglio processuale. In altre parole: non si tratta e non basta convincersi intimamente che uno è colpevole, ma verificare se esistano prove sufficienti per considerarlo tale. Concetti apparentemente elementari, che tutti si dimenticano volentieri. Per Stasi esistevano elementi tali da giustificarne la condanna? Questo giornale, e anche chi scrive, ha sempre pensato di no. E per Sempio? Permetteteci di nutrire gli stessi dubbi.







