“Quando oggi apro i menu, sento l’odore delle dita del contabile. Non c’è romanticismo”. Marco Pierre White parla della ristorazione contemporanea in una lunghissima intervista al Telegraph, rilasciata al giornalista Guy Kelly a bordo della MV Britannia di P&O Cruises, in partenza da Southampton per una crociera tra Francia e Spagna, dove sarà chef-ospite. White fa il punto sulla cucina di oggi, sulla sua carriera, sulla vita privata e sulla sorprendente riscoperta da parte della Gen Z.

White, 64 anni, non lavora più in una cucina da 27 anni, da quando nel 1999 si ritirò all’apice del successo dopo aver ottenuto tre stelle Michelin. Eppure oggi è di nuovo ovunque. Video d’archivio, podcast agiografici, video e post social: una nuova generazione lo ha trasformato in oggetto di culto. Lui però tiene a precisare: “Non voglio essere un influencer. Vengo dal vecchio mondo della gastronomia, non dal mondo moderno”.

La provocazione di Marco Pierre White: meglio un like di McDonald’s che tre stelle Michelin

02 Febbraio 2026

Ed è proprio la ristorazione moderna il bersaglio principale dell’intervista. White non sopporta i piattini, i menu degustazione obbligati, le formule standardizzate, l’alta cucina che secondo lui ha perso emozione e piacere. “Non voglio andare in un ristorante dove mi danno un certo numero di portate, senza scelta, mi spiegano ogni piatto, mi dicono come dovrei mangiarlo, e un minuto dopo mi chiedono se mi è piaciuto. Non fa per me. Sono tartine su un piatto. Tutti mangiano la stessa cosa. È cucina da catena di montaggio. È priva di emozione, priva di romanticismo”.