Non una commemorazione rituale, ma un atto di memoria attiva, capace di parlare al presente e di indicare una strada di riscatto sociale a cominciare dalla scuola. È questo il significato dell’incontro in programma lunedì 11 maggio 2026, alle ore 11, nell’aula magna dell’I.I.S.S. “Di Vittorio–Lattanzio”, nel V Municipio di Roma, dove Adelmo Cervi, figlio di Aldo e nipote dei sette fratelli Cervi, incontrerà studenti, studentesse e cittadinanza.
La storia dei Cervi – contadini, antifascisti, fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 – arriva non nel cuore monumentale della capitale, ma in periferia, a Roma Est, in un territorio che durante l’occupazione nazifascista fu attraversato da numerose azioni partigiane, spesso spontanee e popolari. Da Torpignattara a Centocelle, dal Pigneto al Quarticciolo, queste borgate furono luoghi di resistenza quotidiana: sabotaggi, staffette, protezione dei ricercati, organizzazione clandestina. Una Resistenza nata dal basso, intrecciata alla vita dei quartieri popolari, fatta di scelte difficili e di solidarietà concreta.
In questo contesto, la presenza di Adelmo Cervi non rappresenta soltanto una testimonianza storica, ma una chiamata all’impegno. La memoria dei Cervi non è mai stata nostalgia né culto del passato: è sempre stata una memoria che agisce, che interroga il presente, che invita a riconoscere le ingiustizie di oggi e a schierarsi. Parlare di antifascismo in una scuola di periferia significa riaffermare il legame profondo tra diritti, dignità sociale e partecipazione democratica.







