In fuga da Pietracatella: secondo quanto riportato da Repubblica Gianni Di Vita e la figlia Alice hanno lasciato la casa della cugina Laura, proprio davanti alla loro abitazione di famiglia. Papà e figlia ci si erano trasferiti subito dopo la tragedia che ha funestato la loro famiglia, con la morte per avvelenamento da ricina della moglie e mamma Antonella Di Ielsi e della figlia minore Sara.
Una famiglia distrutta, un orrore su cui è in corso una inchiesta complicatissima che mista veleni e sospetti. "Troppa pressione mediatica sul paese, attorno a questa famiglia distrutta. Gianni deve proteggere sua figlia, una ragazza di 19 anni, molto provata, che tra poche settimane, in condizioni psicologiche facilmente immaginabili, deve affrontare l'esame di maturità classica", spiega a Repubblica l'avvocato Vittorino Facciolla.
PIETRACATELLA, "UNA TRACCIA NEL WI-FI": RICINA, LA SVOLTA CHE PUÒ CHIUDERE IL CASO
Gli inquirenti stanno intensificando le indagini sugli omicidi con ricina di Pietracatella (Campobasso), dove sono state...
Da settimane gli inquirenti hanno focalizzato le loro ricerche sui rapporti personali all'interno del nucleo familiare: amicizie, inimicizie, rivalità, litigi e riappacificazioni mai avvenute completamente. Un quadro in cui rientrava anche la cugina, finita giocoforza nella lista delle 5 persone sospettate di avere avuto a che fare con l'avvelenamento. Il possibile movente è ancora da individuare: oltre ai risentimenti familiari, ci potrebbe essere quello passionale o interessi economici. Tutte piste che restano aperte. "Non c'è nulla di tutto questo, si vociferava anche di assicurazioni sulla vita. Non esistono", precisa l'avvocato Facciolla.







