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I rischi al ribasso sono aumentati e uno shock energetico prolungato potrebbe compromettere la qualità degli asset delle banche, in particolare nei settori aziendali più vulnerabili: automobilistico, aereo, marittimo, chimico e agricolo

L’anno era iniziato con i migliori auspici. A gennaio, gli analisti di S&P avevano dipinto un 2026 di «resilienza e stabilità» per le banche europee, forti di bilanci solidi e di una redditività spinta dai tassi d’interesse. Ma sono bastati tre mesi di escalation bellica in Medioriente, con il conflitto tra Stati Uniti e Iran che ha infiammato l’intero asse energetico globale, per spingere l’agenzia di rating a una brusca inversione di marcia. Insomma, la luna di miele tra il Vecchio Continente e i principali istituti sembra essere finita rapidamente.

Se all’inizio dell’anno il 78% delle banche europee godeva di un outlook stabile, l’ultimo aggiornamento di S&P lancia un monito chiaro: l’incertezza è ora il «driver primario». Il taglio delle stime di crescita del Pil europeo, con l’Italia vista ora allo 0,4% rispetto al precedente 0,8%, rappresenta un rischio che potrebbe comportare un moderato aumento dei costi del credito per le banche europee nel 2026. Secondo l’agenzia di rating, questo aumento «inciderà in misura contenuta sulla redditività di molte banche oggetto di rating», anche perchè i ricavi dovrebbero mantenersi solidi e i bilanci sono generalmente in buona salute.