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La Prefettura ha confermato la decadenza da sindaco dell’europarlamentare calabrese mentre Salis parla di internazionalismo

Si è conclusa con la sospensione da parte della Procura il mandato di Mimmo Lucano dalle funzioni di sindaco di Riace, facendo seguito alla recente sentenza con cui la Corte d'appello di Reggio Calabria ha rigettato il reclamo di Lucano contro la sentenza emessa nel 2025 dal Tribunale di Locri che ha dichiarato la decadenza dell’europarlamentare di Avs.

La sua collega di partito, Ilaria Salis, non ha esitato a proporre la sua difesa a oltranza, offrendo “piena solidarietà a Mimmo Lucano, oggi sospeso dalla Prefettura dalle funzioni di sindaco” e definendolo “visionario della piccola Riace – enorme esperienza di solidarietà e internazionalismo, modello concreto di accoglienza e promessa di futuro per gli entroterra”. Una speranza di futuro che si esprime con il ripopolamento da parte di stranieri con una cultura radicalmente differente, che non si integra nel tessuto sociale esistente ma ne crea uno nuovo. Ma, al di là di questo, le contestazioni che vengono mosse a Lucano, che hanno portato alla sua decaduta come sindaco, esulano dal piano etico della vicenda e, ovviamente, riguardano quello giudiziario. Lucano, infatti, è stato condannato per falso a 18 mesi, con pena sospesa, rimediata nel processo “Xenia”, nato da un'indagine sui presunti illeciti nella gestione dell'accoglienza di migranti nel piccolo comune della Locride.