La lirica come linguaggio privilegiato che parla alla contemporaneità. Questo afferma Mathieu Jouvin alla presentazione della prossima stagione del Teatro Regio, rispondendo in maniera diretta e concreta alla polemica tirata fuori da Timothée Chalamet che qualche mese fa aveva dichiarato che opera e balletto fossero arti che «nessuno segue più». A dimostrazione del suo convincimento il sovrintendente snocciola cifre: «Il tasso di riempimento medio della sala, raggiunto nel cartellone in corso, è del 92%», dice con orgoglio. Intanto, mostra per la prima volta il cartellone che, intitolato «Fatale», offrirà 15 titoli, di cui nove nuovi allestimenti, tre spettacoli di danza e un capolavoro barocco.
La nuova stagione del Regio: destino e tragedia greca
«La lirica è il fondamento dell’umanità perché parla di noi, ci racconta cosa siamo. Insieme con letteratura e cinema ha un alto valore». Ispirandosi proprio a un grande film è stato declinato il programma. «Il tema di quest’anno è un omaggio a Louis Malle e al suo “Fatale”, tradotto in italiano ne “Il danno”. Nel corso dell’esistenza un individuo, pur rivendicando la propria libertà, si scontra con l’ineluttabilità di un disegno superiore. Come se ci fosse una predestinazione, qualcosa di scritto da cui non si può scappare, una tensione che affonda le radici nella tragedia greca dove domina il fato. Come accade a Edipo che non può sfuggire al destino e ogni suo tentativo di eluderlo lo rende, paradossalmente, artefice stesso di quell’esito». Lungo questo crinale, tra libero arbitrio e predestinazione, si dipana la stagione 2026-2027.








