Tra allungamento delle finestre mobili, adeguamento alla speranza di vita e necessità di evitare i tagli, si rischia di arrivare fino a 49 anni di lavoro prima dell'accesso alla pensione di vecchiaia per i lavoratori pubblici iscritti alle gestioni Cpdel (enti locali), Cps (sanitari), Cpi (insegnanti di scuole parificate) e Cpug (ufficiali giudiziari).
E con la revisione delle aliquote di rendimento le perdite complessive possono arrivare fino a 270mila euro: la platea è di oltre 732mila trattamenti dei dipendenti pubblici entro il 2043.
E' quanto emerge da una analisi dell'Osservatorio previdenza della Cgil presentata all'iniziativa della Fp-Cgil "Pensioni pubbliche sotto attacco.
Basta penalizzare il lavoro pubblico".
L'analisi evidenzia come il taglio delle aliquote di rendimento possa determinare riduzioni pesanti dell'assegno pensionistico: le perdite economiche complessive lungo l'intero periodo di pensionamento possono partire da 17mila euro fino arrivare a oltre 273mila euro. A questi tagli si aggiunge il progressivo allungamento delle finestre mobili introdotto dalla legge di Bilancio 2024 e il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. "Questo significa - sottolinea il sindacato - che migliaia di lavoratrici e lavoratori non solo dovranno attendere più tempo per andare in pensione, ma saranno costretti anche a subire una doppia penalizzazione economica: da un lato il rinvio dell'accesso alla pensione dovuto all'aumento dei requisiti contributivi e dell'età pensionabile; dall'altro la riduzione dell'importo della pensione attraverso coefficienti di trasformazione meno favorevoli determinati proprio dall'adeguamento alla speranza di vita".






