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Nuove carte confermano l’adozione. Mediaset a Nordio: "Ha potuto smentire"
Saranno in tanti a doversi scusare, non solo il Fatto o Bianca Berlinguer. L'adozione del piccolo uruguaiano malato da parte di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani è così regolare che la Procura generale di Milano è «costretta» ad ammettere di aver fatto un buon lavoro: «I documenti arrivati dall'Interpol non sono tali da comportare una modifica nel parere trasmesso al ministero della Giustizia in merito alla grazia», concessa dal Quirinale all'ex consigliera regionale lombarda condannata a 3 anni e 11 mesi per i casi Ruby e Rimborsopoli. Ribadita dunque «la correttezza della decisione assunta nei mesi scorsi», poi messa in discussione dalle ricostruzioni finora errate del Fatto, compresa la presunzione che il bimbo dovesse per forza essere curato in Italia e non a Boston. Insomma, è stato prezioso il lavoro di Francesca Nanni e Gaetano Brusa che ha convinto Via Arenula e Quirinale che la Minetti meritasse la clemenza per stare vicino al figlio. Non ci sono le ombre paventate dalle inchieste del quotidiano di Marco Travaglio, frutto di illazioni e sospetti che si sono via via sgretolati. L'ultima voce da Montevideo è che la madre biologica del bambino avrebbe provato a tenere con sé il minore per qualche settimana dopo la nascita ma l'Inau - l'Istituto per i minori che ha dato l'ok all'adozione - non ha né confermato né smentito per «la mole di documenti da analizzare». Uno l'ha consultato il Giornale e spiega perché la coppia Minetti-Cipriani venne preferita all'altra famiglia in ballo per l'adozione: sul capo del papà pendeva una denuncia per violenze e alcuni assegni familiari non pagati. Dunque, nessuna ipotesi di corruzione all'Inau ma semplice buonsenso.
















