Ci sono storie in cui l’amore non manca. Anzi, è così tanto da traboccare, ma prende una direzione sbagliata perché qualcosa, nella mente, smette di funzionare come dovrebbe. Quella del cane Boomer è una di queste. Non parla di abbandono o negligenza, ma di una malattia che altera i gesti più semplici e li trasforma, inconsapevolmente, in un rischio.

Quando la malattia altera i gesti quotidiani

La storia di Boomer, un Beagle arrivato a pesare oltre 28 chili, è il punto di incontro tra medicina, comportamento e legami affettivi. Dopo la morte del marito, la proprietaria, affetta da Alzheimer, ha iniziato a manifestare un progressivo deterioramento della memoria e delle capacità decisionali. Tra i primi segnali, un comportamento apparentemente innocuo: nutrire ripetutamente i suoi cani nel corso della giornata.

“La demenza le faceva dimenticare di averlo già nutrito”, racconta la nipote Christine a People. “Ma lo faceva per amore, non per cattiveria”. Dal punto di vista clinico, si tratta di una dinamica nota: nei pazienti con Alzheimer, la perdita della memoria a breve termine può portare alla ripetizione inconsapevole di azioni quotidiane, come somministrare cibo più volte, convinti di non averlo ancora fatto.