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Ultimo aggiornamento: 6:41
di Claudia De Martino
In un bellissimo libro intitolato Migrazioni. La verità oltre le ideologie, dati alla mano (Einaudi, 2024), il sociologo e geografo olandese Hein de Haas spiega chiaramente a un pubblico generalista i risultati del suo lavoro di ricerca Demig (Componenti della migrazione internazionale), condotto all’Università di Oxford. Lo fa attraverso un linguaggio semplice e pulito che arriva anche al lettore meno esperto, attraverso lo smascheramento di 22 “miti” sull’immigrazione che potenzialmente sorprenderanno i lettori di entrambe le sponde politiche.
Il primo luogo comune è che le migrazioni internazionali abbiano raggiunto un livello senza precedenti. De Haas ci comunica subito un dato: i migranti rappresentano solo il 3% della popolazione mondiale e questa percentuale è rimasta stabile nel corso dell’ultimo secolo. La ragione per cui abbiamo la sensazione che oggi i migranti in viaggio siano molti di più del passato è semplicemente che prima i migranti eravamo noi – 48 milioni di europei hanno abbandonato il continente tra il 1846 e il 1924, tra cui 16.4 milioni di italiani – mentre oggi i flussi si sono invertiti e orientati verso l’Europa. Oltretutto, per la maggior parte si tratta in realtà di migrazioni interne a continenti come le Americhe, l’Asia e l’Africa piuttosto che verso l’Ue (con la sola eccezione dell’esodo ucraino). Occorrerebbe, dunque, abbassare molto i toni del dibattito.






