L’Italia si è dotata di un nuovo strumento per affrontare le minacce alla sicurezza nazionale. Una struttura più snella. Capace sulla carta di rispondere in tempi più rapidi. Un solo vertice alla catena di comando: la Presidenza del Consiglio. E una sola cabina di regia dove si decide: il Cisr, composto dai ministri principali del governo. Se succede qualcosa, il premier li convoca. E si cerca di trovare il modo per evitare che la minaccia diventi crisi. O che la crisi diventi troppo difficile da gestire.

Uno strumento contro le minacce ibride, cyberspazio e disinfomazione

Il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri pubblicato oggi in Gazzetta ufficiale parte dal concetto di minaccia ibrida. Azioni che mescolano minacce tradizionali a cyber attacchi, disinformazione e sabotaggi economici. Crisi sistemiche, nella veste di eventi che colpiscono l’intero ‘sistema-Paese’. Sanità, energia, trasporti, reti, dati. Un’idea nuova di crisi. Che mira a proteggere non solo i confini territoriali del paese, ma l’intera rete economica e delle infrastrutture digitali.

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Il cambio di paradigma è evidente: la nuova struttura fa proprio un cambiamento epocale del concetto di crisi e prevede che diventino qualcosa di più ampio, declinato su diversi settori, con l’ambiente digitale che diventa piattaforma per ogni possibile declinazione dell’emergenza stessa. “Per molti anni l’Italia ha affrontato le crisi soprattutto in chiave reattiva, costruendo risposte anche efficaci, ma spesso legate alla contingenza. Il valore del nuovo impianto sta nel tentativo di spostare il baricentro dall’emergenza alla preparazione, cioè dalla gestione del singolo evento alla definizione preventiva di interessi fondamentali, priorità e strumenti di coordinamento”. Commenta a Italian Tech Stefano Mele, partner dello studio legale Gianni & Origoni.