Milano, 7 mag. (askanews) – La “Tebaide” di Beato Angelico riemerge dopo circa cinquant’anni di assenza dal mercato e sarà battuta da Pandolfini il 20 maggio a Firenze, nella prossima asta di dipinti antichi. L’opera, alienata nel 1970 e poi uscita dalla circolazione, era rimasta nota agli studiosi attraverso fotografie in bianco e nero e una discussione critica che ne ha sostenuto l’autografia.
Il dipinto torna all’attenzione pubblica con una vicenda attributiva di rilievo. La sua identità si ricostruisce attraverso il confronto con la “Tebaide” conservata allo Szepmuveszeti Muzeum di Budapest e con quella del Museo di San Marco, già agli Uffizi, esposta di recente nella mostra dedicata a Beato Angelico tra Palazzo Strozzi e San Marco. Le opere sono considerate versioni identiche e autografe di un soggetto raro, legato alla vita degli eremiti nel deserto di Tebe.
L’immagine rimanda alle “Vitae Patrum”, testo che alimentò tra Trecento e Quattrocento una specifica fortuna iconografica attorno alla vita ascetica nel deserto. La presenza di due versioni uguali non contrasta con il modo di lavorare del primo Quattrocento. Lo storico dell’arte Miklos Boskovits ha osservato che “non esisteva il concetto di originalità artistica e la pratica delle copie era del tutto comune”. La corrispondenza quasi perfetta tra le composizioni fa pensare all’uso dello stesso disegno preparatorio e a una possibile destinazione analoga.













