Da vico di San Marcellino la testimonianza di una 37enne: “Di giorno la situazione è gestibile, ma quando cala la sera cambia tutto. Serve una reale presa di coscienza del problema”
Genova - Tornare a casa non dovrebbe richiedere coraggio. Per Giulia (nome di fantasia) invece ogni giorno è una prova: i pochi minuti di tragitto che separano il luogo di lavoro dalla propria abitazione, in vico di San Marcellino, sono costantemente segnati da paura e incertezza. Da alcuni mesi, da quando per motivi strettamente personali si è trasferita nel cuore del centro storico genovese, la sua vita è cambiata. “Abitavo a Castelletto, un’oasi felice, ma poi ho lasciato l’abitazione in cui vivevo. Avendo un appartamento di proprietà nei caruggi sono venuta qui. E sinceramente spero di andarmene quanto prima”, racconta la donna, 37 anni.
Quella arrivata al Secolo XIX è una nuova testimonianza che, dopo quelle di altre donne (come questa), porta al centro del dibattito cittadino il tema della vivibilità tra i vicoli della città.
“Di giorno la situazione è tutto sommato gestibile – spiega Giulia – Anche se non è raro assistere a episodi di degrado per la presenza di persone che fanno uso di crack nel primo pomeriggio”. Con il calare della sera però l’atmosfera cambia: “Quando chiudono i negozi, diventa più difficile sentirsi al sicuro e ci sono strade, come via del Campo, che non percorro più. Per tornare a casa preferisco passare da Sottoripa, almeno in caso di necessità c’è una via di fuga verso la strada principale. Cammino velocemente, sempre parlando al telefono con qualcuno e porto con me sia un fischietto sia lo spray al peperoncino”.







