I rischi sulla disponibilità e l’eccesso di offerta delle infrastrutture utili per l’Intelligenza artificiale non convincono. L’entusiasmo per l’AI bond potrebbe avere un brutto risveglio prima o poi per gli esperti di Man Group.
Il debito emesso dagli hyperscaler (Amazon, Microsoft, Meta, Alphabet e Oracle) è arrivato al 4% dell'indice delle obbligazioni societarie Investment Grade (IG) Usa. Può non sembrare molto, fa notare Jon Lahraoui, visto che all'inizio del 2015 era inferiore all'1%. Ma in realtà l’aumento è marcato. E «non ci aspettiamo di raggiungere i livelli di concentrazione del 20% osservati nell'S&P 500», avverte l’analista. Ma il mercato sta già risentendo del peso di questa offerta extra.
Secondo ICE Data Indices, da settembre gli spread degli hyperscaler con rating A e superiore si sono ampliati tra i 14 e i 29 punti base, rispetto ai soli 4 punti base registrati dal mercato in generale. «C’entra l'eccesso di emissioni», per Lahraoui, ma anche «le crescenti preoccupazioni sui ritardi nell’attività di costruzione delle infrastrutture per l’IA, alimentate dalla carenza di manodopera, dalle reazioni negative dell'opinione pubblica e dall'intervento normativo».
Nonostante l’ampliamento, «certi spread non ci sembrano ancora interessanti». Non c’è dubbio che si tratti, in linea generale, dei bond dell’IA più sicuri e stabili nel segmento IG, «ma gli spread non sono ancora a livelli sufficienti a compensare adeguatamente i rischi infrastrutturali futuri».






