Da una parte l’attesa per i dati dell’ultimo trimestre del 2025, rispetto ai quali il consensus raccolto da Seeking Alpha indica circa 111 miliardi in ricavi e un Eps GAAP diluito di 2,64 dollari.

Dall’altra, l’andamento del titolo in Borsa “stretto” tra le spinte rialziste della narrazione sull’Artificial intelligence (Ai) e quelle ribassiste in scia alle giravolte di Donald Trump su dazi e Groenlandia.

È un angolo visuale con cui può approcciarsi l’analisi del business e del momentum di Alphabet, la controllante di Google. Il gruppo, nell’ultimo triennio, è salito del 235%. Si tratta di una performance confermata sui 12 mesi (+64,5%) ma che, più nel breve, ha perso di spinta. Da inizio anno il consuntivo si limita all’incremento del 4,6%.

Quali, allora, le motivazioni di un simile andamento? La risposta è articolata. In generale gli investitori esprimono una certa preferenza - tra le big tech a stelle e strisce - per il mondo della grande «G». Secondo il terminale Bloomberg, - al di là che l’S&P 500 e il Nasdaq, sempre nel 2026, risultano entrambi in rialzo dell’1% - gli analisti sono in grande maggioranza positivi sul titolo (le indicazioni di “sell”, al 22/1/2026, sono pari a zero mentre l’ “hold” si assesta all’11,4%).