La tornata delle trimestrali delle big tech statunitensi - al netto di Nvidia e Oracle - è alle spalle. Un giro di valzer contabile il quale - sul fronte della redditività - è stato caratterizzato dal boom di utili. Le grandi aziende tecnologiche - Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft e Netflix - hanno archiviato l’ultimo quarter con l’utile netto complessivo di 161,4 miliardi di dollari. Un dato che è in crescita del 24,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La distinzione

Ciò detto, la reazione degli operatori ai numeri delle singole società è stata molto differente. Superare le stime degli analisti - in generale - non basta più. Il mercato chiede elementi ulteriori. È sempre maggiore la distinzione tra, da un lato, chi annuncia mega investimenti nell’Intelligenza artificiale (Ai), senza però ancora avere il giusto Return on investement; e, dall’altro, coloro i quali già sono in grado di tradurre simili Capex (circa 700 miliardi di dollari quelli stimati nel 2026) in ricavi e margini tangibili. Insomma, l’attenzione si concentra sui fondamentali: qualità dei flussi di cassa, tenuta dei multipli, coerenza tra crescita attesa e valutazioni incorporate nei prezzi. In molti casi, poi, i titoli si presentano alla prova dei risultati su livelli elevati, che non lasciano margini di errore. Basta uno scostamento minimo rispetto alle attese per innescare prese di profitto.