IIn principio furono cinque banche emiliane e un’idea: condividere tecnologie, competenze e rischi. Cinquant’anni dopo, Cedacri gestisce il 18% delle transazioni giornaliere italiane con 150 miliardi di finanziamenti, arriva in 2.500 filiali e dopo l’ingresso in Ion mira ad espandersi in Europa. Guardando innanzitutto a Francia e Germania, oltre a Spagna e Grecia dove il gruppo è già presente.

50 anni di Cedacri

«Il nostro modello è esportabile ovunque esistano banche comunitarie e sistemi frammentati. Abbiamo in animo di consolidare la leadership in Italia, per poi proiettarci in Europa: riteniamo ci siano grandi opportunità, perché ci sono tante banche regionali con lo stesso tipo di necessità di quelle italiane e le stesse sfide». Luca Peyrano, executive chairman di Cedacri, sintetizza in uno slogan la parola d’ordine della società diventata uno dei principali player tecnologici del sistema bancario: «Piccoli dove conta, grandi dove serve». Coniugare cioè il valore relazionale, punto di forza degli istituti locali, con infrastrutture tecnologiche necessarie per una gestione più efficiente.

Un modello che in tempi di intelligenza artificiale significa «l’asset strategico di dati aggregati e investimenti più sostenibili con un’infrastruttura condivisa per avere, ad esempio, modelli predittivi nel credito e segmentazione della clientela. Un consorzio di banche genera un dataset più ampio di qualsiasi singolo istituto».