Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
7 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:13
Con nuove guerre che esplodono, quelle ‘vecchie’ che non accennano a concludersi e un’amministrazione americana che quasi quotidianamente minaccia il disimpegno dalla Nato, l’Unione europea cerca un modo per garantire la propria sicurezza. A febbraio, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva pubblicamente invitato l’Ue a “dare vita” alla clausola di difesa reciproca dell’Europa: “Non è un compito facoltativo – aveva detto -, è un obbligo. Il nostro impegno collettivo a sostenerci a vicenda in caso di aggressione. O, in parole semplici, uno per tutti e tutti per uno“. L’occasione l’ha offerta l’attacco con droni su una base britannica a Cipro, all’inizio di marzo, che ha spinto Nicosia, che non è membro della Nato, a chiedere l’avvio di una discussione sull’articolo 42.7, ossia la clausola di mutua assistenza prevista dai Trattati. C’è però un problema: la clausola esiste, ma nessuno ha ben chiaro come (e se convenga) attivarla.
A mettere pressione agli Stati membri è stato il presidente cipriota Nikos Christodoulides, preoccupato per quanto accaduto a marzo con l’attacco alla base della Raf di Akrotiri. Nicosia non è un membro della Nato, come invece la maggior parte dei Paesi dell’Ue, e quindi ha nella clausola di mutua assistenza europea l’unica speranza di supporto in caso di attacco. Una richiesta, quella di Nicosia, alla quale in Europa difficilmente si poteva dire di no, spiega a Ilfattoquotidiano.it un funzionario del Servizio europeo per l’azione esterna dell’Ue (EEAS): “L’appello è arrivato da un Paese che in questo momento ha la presidenza di turno e che ha ospitato il vertice informale del 24 aprile nell’ambito del quale è stata avanzata questa richiesta. Per questo era complicato per istituzioni e Stati membri ignorarla, nonostante non ci sia il minimo interesse a portare avanti il discorso. D’altra parte, su questo sia Ursula von der Leyen sia Kaja Kallas sono state chiare nel precisare che quella in Medio Oriente ‘non è la nostra guerra‘. E lo è ancora meno se l’Europa deve affrontarla senza poter contare sull’ombrello americano“.







