A fare festa in Serie A per ora è solo Chivu. Un semi-debuttante a cui l’Inter ha chiesto di fare «solo» l’allenatore. E il romeno c’è riuscito andando oltre ogni più rosea aspettativa, rigenerando un gruppo che sembrava spremuto ma in parte rinnovato dalla coppia Marotta-Ausilio. Ha vinto, Chivu, un campionato dove in realtà gli allenatori puri non sembrano andare più di moda. Basti ripensare a Conte che dopo lo scudetto di un anno fa aveva ottenuto da De Laurentiis carta bianca o quasi sul mercato: non è andata come sperava, la stessa campagna acquisti orchestrata a lungo col ds Manna è stata poi sconfessata strada facendo. Eppure la strada tracciata sembra quella, sempre più centrale la figura degli allenatori anche sul mercato, le dirigenze sono composte da tanti direttori ma prima e ultima parola sono di chi dovrebbe stare in panchina per mestiere. Con tutta una serie di storie che vanno a intrecciarsi alla lotta Champions, ancora intricata quando mancano tre giornate al termine. Dal Milan alla Juve, dalla Roma al Como, la corsa all’oro passa dalle scelte di allenatori che già pianificano un mercato a propria immagine e somiglianza.

Milan, fattore Allegri Dall’alto verso il basso. Anno dopo anno, nel Milan continua a regnare la confusione sul ponte di comando. Proprio Allegri è chiamato a fare ordine, nonostante una stagione vissuta sulle montagne russe. Crede nei giovani come Bartesaghi, crede ancora di più nei vecchi come Rabiot e Modric, il mercato che verrà in caso di Champions lo vedrà sempre di più spingere per questo mix. Anche se la gestione del talento là davanti continua a fare discutere. Un nome su tutti: quello di Leao. Con Allegri gli stessi equivoci avuti con i predecessori, a Max il compito di decidere se dire basta.