Il confine tra scoperta scientifica e opportunità commerciale è al centro di “Antartica – Quasi una fiaba“, il nuovo film di Lucia Calamaro che arriva nelle sale il 7 maggio. La pellicola racconta le vicende di una piccola comunità di ricercatori, isolata dal mondo per otto mesi all’anno, impegnata a scrutare l’orizzonte del futuro dell’umanità. L’equilibrio della base antartica più remota del pianeta viene sconvolto dall’arrivo di Maria (Barbara Ronchi), scienziata dal carattere schivo e dalla determinazione granitica, il cui ingresso mette in discussione i piani del capo della missione Fulvio Cadorna (Silvio Orlando), suo mentore e punto di riferimento. Quello che inizialmente appare come un obiettivo comune si trasforma progressivamente in una battaglia personale, dando vita a un conflitto che intreccia dimensioni scientifiche, ideologiche e sentimentali.

“Il film ruota intorno un imperativo morale, che poi è l’imperativo categorico kantiano di base, su dov’è il giusto fare? – ha dichiarato la regista Lucia Calamaro – Ecco il giusto già è una parola che non si usa praticamente più. Dopodiché la domanda è di chi è il sapere? Di chi è la conoscenza? Di chi è l’invenzione? Di chi è? Chi possiede il frutto di una mente che comunque è umana e quindi è uguale a tutte le altre menti umane, ma diversa nella sua biografia e contestualmente altra rispetto a altre vite umane che sono state in altri anni? Possiamo noi appropriarci del sole? Questa se la poneva Sabin, che è l’inventore del vaccino della polio, che doveva essere anche un monologo del personaggio di Barbara Ronchi, poi è finito nei grandi tagli che ha subito questo film”.