Roma, 6 mag. (askanews) – Il Giappone cerca di recuperare il gap con la Cina sull’Africa, con l’obiettivo di ridurre la propria vulnerabilità energetica e mineraria in un momento in cui la guerra in Medio Oriente ha riportato al centro delle preoccupazioni di Tokyo il rischio di una dipendenza eccessiva dalle rotte del Golfo e dalle forniture concentrate in pochi paesi. Una missione del ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi in Zambia, Angola, Kenya e Sudafrica, conclusa oggi, è il segnale più evidente di una nuova fase della diplomazia economica giapponese nel continente: meno aiuti tradizionali, più sicurezza delle catene di approvvigionamento, infrastrutture, energia e minerali critici.
Il viaggio ha toccato quattro paesi chiave per la proiezione giapponese in Africa: lo Zambia, produttore di rame, cobalto e altri minerali strategici; l’Angola, esportatore di petrolio e paese ricco anche di terre rare; il Kenya, piattaforma logistica dell’Africa orientale; e il Sudafrica, principale economia industriale del continente e nodo centrale per il settore minerario. Per Tokyo si tratta di costruire alternative in un contesto in cui il Giappone dipende dal Medio Oriente per oltre il 90 per cento delle importazioni di greggio e resta fortemente esposto a shock geopolitici sulle rotte energetiche.






