A pensarci bene, era la grande assente. Perché per grado di innovazione, presenza sul mercato e storicità, Samsung non può che appartenere al club delle più grandi aziende tecnologiche globali. E adesso, nel club, c’è anche dal punto di vista finanziario, dato che è entrata nel ristretto club delle aziende da mille miliardi di dollari di capitalizzazione. Le famose trillion dollar company.

Un traguardo che arriva dopo un anno in cui il titolo ha più che quadruplicato il proprio valore, spinto soprattutto dalla domanda di chip legati all’intelligenza artificiale. Eppure, ridurre la crescita del gigante sudcoreano al solo boom dell’AI (dove domina per la produzione dei chip di memoria) rischia di essere limitativo. Perché il gruppo è uno dei pochi colossi tecnologici globali ad avere una presenza industriale e commerciale trasversale, capace di spaziare dai semiconduttori agli smartphone, passando per televisori, elettrodomestici, display, batterie e infrastrutture elettroniche.

La soglia del “trillion” di dollari, raggiunta in Asia in precedenza soltanto da Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (al secolo TSMC), arriva in un momento in cui Samsung è tornata centrale nella filiera tecnologica globale. La divisione semiconduttori ha registrato utili record nel primo trimestre del 2026 grazie agli ordini legati ai data center AI, mentre il mercato continua a scommettere su una domanda sostenuta di memorie avanzate come DRAM e NAND.