E le femministe dove sono? I cortei contro il patriarcato, le piazze piene di “Non una di meno”, i commenti (con la schwa) indignati e piccati sui social network? Possibile che se una donna (italiana) viene condannata (in Egitto), nel pieno del 2026, per aver «leso l’esclusivisità sessuale del marito», non hanno niente da dire? Davvero se una corte (di fatto musulmana) mette nero su bianco una pena di sei mesi di carcere sulla pelle di un’occidentale come loro e la motiva dicendo che il suo (presunto) adulterio «realizza un’offesa al diritto del consorte», rimangono in silenzio? Sul serio non riescono a organizzare neanche una mezza fiaccolata, un quarto di sit-in, una briciola di protesta sotto l’ambasciata del Cairo a Roma per dire che quella decisione è una porcheria non solo nella sostanza ma anche nella forma?
E Patrick Zaki che fine ha fatto? Lui che le carceri del suo Paese le ha pure vissute, che ha il ditino sempre pronto su X per condividere i tweet di Francesca Albanese, che sul suo profilo si definisce un “human right defender” con la bandiera egiziana ben visibile in primo piano, oggi dov’è? Non lo considera questo, quello di Nessy Guerra, un caso degno del suo attivismo digitale? Lui per cui s’era mobilitata mezza Italia (anzi, tutta l’Italia, compresa quella parte di chi non la pensava allo stesso modo, ché quando c’è in ballo un’ingiustizia, quando qualcuno patisce sotto il peso di disposizioni che fanno inorridire il senso di libertà, mica si guarda al pelo, mica contano gli schieramenti), a sua volta non si mobilita nemmeno per sbaglio? Zero? Neanche una dichiarazioncina di circostanza? Verrebbe da arrabbiarsi (anzi, proprio da incazzarsi, e pure furiosamente, ché c’è un limite a tutto e qui lo si è passato da un pezzo), ma il fatto è che ci siamo abituati al mutismo selettivo di una certa sinistra che si costerna, s’indigna e s’impegna solo quando fa comodo alla sua ideologia. Per il resto manco si accorge degli orrori che succedono nel mondo. Forse non l’hanno neppure lette le paginette che pendono sulla testa di Nessy, la sanremese di 26 anni che da tempo è bloccata in qualche parte dell’Egitto, che ha sposato un mascalzone italo-egiziano, il quale s’è persino beccato una sentenza in via definitiva a due anni e undici mesi per violenza sessuale, stalking e lesioni nei confronti di un’altra donna (in Italia). Forse non lo sanno che Nessy sarebbe tornata in Liguria mesi fa se non fosse per sua figlia Aisha, che giustamente non vuole lasciare al padre dato che lui le ha imposto un divieto di espatrio usandola né più né meno come un elemento di ricatto. Forse non si sono accorti che questa epopea di dolore e assurdità si è conclusa (per modo di dire) con una disposizione giuridica dell’altro secolo: Nessy (sostiene il tribunale di Hurghada) «ha commesso adulterio con un uomo estraneo, intrattenendo rapporti assimilabili a quelli coniugali e rapporti sessuali con il proprio consenso durante la sussistenza del vincolo matrimoniale», hanno testimoniato contro di lei tre uomini (neanche una donna, vedi il caso) e questo ambaradan è contrario «all’onore e all’esclusività sessuale» dell’ex marito. Insomma, forse femministe e attivisti per i diritti di tutti (purché non siano occidentali che vogliano vivere come garba a loro) non lo sanno. Non si sono accorti che quel linguaggio lì è lo stesso di quello che si usava in Italia sì, ma sessant’anni fa quando appunto era ancora in vigore il “delitto d’onore” e le donne contavamo la metà lavorando però il doppio.









