A leggere i brillanti risultati del primo trimestre dell’anno di Unicredit e di Banco Bpm si apre un orizzonte sereno che serve all’Italia e alla tenuta del sistema bancario nel finanziare il sistema imprenditoriale nostrano. Un sistema socioeconomico, il nostro, che incontrerà ben presto la problematica del sostegno finanziario alle micro imprese, che non mi stancherò mai di ripeterlo sono oltre 4,7 milioni su un totale di 5 milioni di partite iva e occupano circa 14 milioni di addetti.
Una loro debacle a causa del surplus dei costi energetici, del calo della domanda dovuta a stagflazione, della difficoltà ad ottenere, o anche solo mantenere, gli attuali status di concessione da parte del sistema bancario, a causa di un merito creditizio appena sufficiente, si ripercuoterebbe pesantemente su tutta l’economia. In presenza di questa situazione, resta difficile comprendere come possa andare avanti un risiko bancario, che la Borsa di Milano si aspetta, che sia in grado di dare corso alla nascita di un terzo polo. Sicuramente è positivo che nasca un terzo polo mirato essenzialmente all’economia interna e che, parimenti, sia in grado di partecipare allo sviluppo di quella che deriva dall’export, che è bene ricordare rappresenta circa un terzo della composizione del Pil. Un terzo polo che abbia l’obiettivo di sostenere e stimolare una miglior tenuta del nostro sistema economico, offrendo ulteriori opportunità di finanziamento e di servizi, resi maggiormente competitivi.













