Nel primo film “Tropa de Elite”, il capitano Nascimento irrompe in un appartamento della borghesia di Rio de Janeiro e sbatte in faccia ai giovani che fumano marijuana «per solidarietà con i poveri delle favelas» come, in realtà, stiano finanziando il narcotraffico che opprime proprio quei poveri. Silenzio tra i figli di papà. Kemi Badenoch conosce quella scena a memoria, anche se non risulta abbia mai visto il film di José Padilha. Lei quella lezione l’ha imparata a Wimbledon e a Lagos, a vent’anni, guardando i figli della sinistra radical-chic britannica parlare dell’Africa con la stessa aria commossa e la stessa ignoranza. «Non sapevano di cosa parlavano».
Olukemi Olufunto Adegoke (Badenoch è il nome del marito scozzese) nata a Londra nel 1980 da genitori nigeriani, ha trascorso l’infanzia tra Lagos e gli Stati Uniti, e a sedici anni è tornata in Gran Bretagna con cento sterline in tasca. Ha lavorato da McDonald’s per pagarsi gli studi, ha studiato ingegneria informatica, poi si è laureata in legge lavorando di giorno in banca ed è approdata alla politica solo dopo i trentacinque anni, passando perla direzione digitale dello Spectator. Di certo, non è la storia tipica di un leader dei Conservatori. I Tory sono in una situazione paradossale: vivono uno dei momenti più difficili della loro storia ma non hanno problemi a trovare capi di alto profilo. Cameron, May, Johnson, Truss (l’eccezione), Sunak: cinque leader in dodici anni; la stessa Badenoch, che domani potrebbe andare incontro a una disfatta, ha doti innegabili e ha ottenuto successi personali importanti. Il paradosso ha una spiegazione strutturale: è l’effetto del sistema maggioritario uninominale, in cui le doti di leadership personale sono coltivate a tutti i livelli. In un sistema proporzionale un partito che perde il 40% dei seggi implode. Nel maggioritario britannico, invece, sopravvive, si rigenera, e ricomincia a produrre aspiranti primi ministri. La cosa vale un po’ meno a sinistra, dove la tendenza viene contrastata dalla disciplina di partito; così si spiegano il grigio Starmer o Corbyn, l’Ahmadinejad di Islington. Ma Kemi è diversa anche dai suoi. A “Desert Island Discs”, programma radiofonico della BBC, le avevano chiesto perché avesse aderito al Partito Conservatore. Rispose che all’inizio ci era entrata per «il senso di comunità e anche per le feste».







