Il settore della mobilità? Sta attraversando una fase critica in cui sono progressivamente disattese le previsioni ottimistiche formulate negli ultimi anni. A cominciare da quelle di una transizione rapida verso una mobilità fatta esclusivamente di auto elettriche, acquisti interamente online e car sharing come sostituto della proprietà privata. In altre parole l'automotive si sta scontrando con una realtà fatta di processi lenti e, soprattutto, di costi sempre meno accessibili. Lo studio "Il futuro sbagliato della mobilità", presentato a Milano da ANIASA e Bain & Company, evidenzia come l'Italia confermi il ruolo centrale dell'auto privata, utilizzata ricorrentemente da oltre il 75% degli utenti, mentre soluzioni come monopattini e bike sharing rimangono marginali. L’elettrico avanza a macchia di leopardo Sul fronte della transizione energetica, la ricerca sottolinea la fragilità del mercato delle auto a batteria. Se nel 2025 le immatricolazioni elettriche in Italia oscillavano tra il 5% e il 7%, il primo trimestre del 2026 ha mostrato un’apparente impennata, con la quota di veicoli elettrificati (che comprende auto elettriche e ibride ricaricabili) salita all’8% nazionale. Tuttavia, l'analisi per provincia chiarisce che circa metà di questa crescita è dovuta a una singola campagna promozionale su una citycar elettrica venduta a meno di 5.000 euro grazie a massicci incentivi statali. Al netto di queste operazioni temporanee, la domanda resta debole e gli analisti prevedono che, a livello europeo, le vetture elettriche si assesteranno intorno a una quota "naturale" del 30% entro il 2030, ben lontano dai target iniziali. Prezzi alle stelle e barriere economiche Il dato più allarmante riguarda la sostenibilità economica: tra il 2013 e il 2024 il prezzo medio delle auto nuove in Italia è cresciuto di oltre il 50%, mentre il reddito familiare netto è aumentato solo del 29%. Questo divario ha trasformato l'automobile, specialmente quella elettrica, in un bene di lusso. Esiste infatti una correlazione superiore all'80% tra il PIL pro capite e la diffusione di veicoli elettrificati. Di conseguenza, molte famiglie sono costrette a rinviare l'acquisto o a rifugiarsi nel mercato dell'usato, allontanando l'obiettivo di un ricambio del parco circolante. Il rallentamento di sharing e micromobilità Anche le alternative alla proprietà privata mostrano segnali di affaticamento. Il car sharing ha dovuto mutare pelle, avvicinandosi al modello del noleggio tradizionale a causa degli altissimi costi operativi legati a furti, atti vandalici e inefficienze. Parallelamente, il fenomeno dei monopattini elettrici ha subito una brusca frenata dopo il boom iniziale del 2019: l'inasprimento delle regole su targa e assicurazione e il raddoppio degli incidenti tra il 2021 e il 2024 hanno portato a una riduzione delle flotte circolanti. Persino sul fronte digitale la rivoluzione è a metà: sebbene il 62% dei clienti inizi la ricerca online, il 90% delle vendite si conclude ancora "offline", presso i cari vecchi concessionari fisici. Ripartire dalle (reali) esigenze del cliente Secondo Italo Folonari, Presidente ANIASA, in questo contesto di incertezza il noleggio rappresenta la soluzione più pragmatica: “Consente ai cittadini e alle imprese di accedere a soluzioni aggiornate senza i rischi legati alla proprietà, accelerando il ricambio del parco circolante”. Il messaggio finale della ricerca è un richiamo al realismo industriale e politico. Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company, sottolinea infatti che “per rimettere il settore in carreggiata occorre rimettere il cliente al volante. Significa ripensare prodotti e prezzi a partire da quanto le persone guadagnano davvero. Solo con una transizione energetica meno ideologica l’Europa potrà evitare l’uscita di strada”.