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Ultimo aggiornamento: 7:27
Il 23 aprile scorso è stato reso pubblico il Mutual Evaluation Report. Tappa italiana del ciclo di valutazioni reciproche che il Gafi (Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale) svolge ogni sei anni: 264 pagine che analizzano l’efficacia delle misure antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo di uno (l’Italia) dei 35 stati che costituiscono l’organismo intergovernativo istituito nel 1989 al G7 di Parigi.
Il Gafi, in inglese Fatf (Financial Action Task Force), utilizza 11 elementi nella valutazione di efficacia e li profila secondo 4 classi: HE – High obiettivo raggiunto; SE – Substantial, obiettivo raggiunto in misura significativa; ME – Moderate, l’obiettivo è raggiunto solo parzialmente; LE – Low, l’obiettivo non è raggiunto. L’Italia raggiunge in 8 indici il livello SE e in 3 il livello ME. Una buona pagella.
Il rapporto descrive l’eccellenza mondiale italiana nel recupero dei beni criminali, con oltre 7 miliardi di euro confiscati nell’ultimo quinquennio (2020-2024) e nel primo trimestre del 2025. La Guardia di Finanza ne ha recuperati circa 5,8 miliardi, mentre la Dia circa un miliardo. Beni, ricordiamolo, per i quali è stato emesso un provvedimento definitivo di confisca, a fronte di sequestri (misure cautelari non definitive) molto più consistenti, che nello stesso periodo hanno superato i 20,5 miliardi di euro. Viene sottolineato come l’Italia sia stata precorritrice nell’adozione dell’approccio “follow the money” fin dagli anni ’80, sviluppando strumenti (come la confisca di prevenzione del Codice Antimafia) che la distinguono dalla maggior parte degli altri ordinamenti.






