A Sigfrido Ranucci, alla fine, non resta che scusarsi. Anche se non vuole far vedere che sta ingoiando un rospo più grosso di lui. Non che avesse alternative: ciò che aveva detto a È sempre Cartabiancalo esponeva aun alto rischio di condanna nella causa per danno alla reputazione e all’immagine che Carlo Nordio era pronto a muovergli. La posizione del conduttore di Report era indifendibile pure dal punto di vista professionale. Anche se dall’Ordine dei giornalisti nessuno era intervenuto, il Codice deontologico è chiaro: chi è iscritto all’albo deve rispettare il principio «della verità sostanziale dei fatti e della continenza espressiva», deve raccogliere e diffondere «con la maggiore accuratezza possibile ogni elemento di pubblico interesse, nel rispetto della dignità delle persone» ed è tenuto ad «accertare l’attendibilità delle informazioni raccolte». Tutte cose che Ranucci non aveva fatto, buttando lì, senza alcuna verifica, la “notizia” – falsa – che il guardasigilli sarebbe stato ospite del ranch uruguayano di Giuseppe Cipriani e Minetti.

Così, nella puntata di Report di domenica 3 maggio, è stato costretto a correggersi. Ha ricordato cosa aveva detto a Bianca Berlinguer durante la trasmissione di Rete 4: «Siamo sulle tracce di una testimonianza raccolta in queste ore, dove una fonte ci ha detto di aver visto Nordio i primi giorni di marzo in Uruguay e di averlo visto nel ranch di Cipriani. Stiamo verificando una pista e quindi la prendiamo col beneficio dell’inventario». Quindi si è scusato per quelle parole, sostenendo però di aver peccato solo a metà: «Sicuramente sono caduto in un eccesso, mi copro il capo di cenere. Tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto: “Stiamo verificando una notizia”, che è una cosa un po’ diversa».