Le immagini di Ororosso, la mostra fotografica di Leonardo Vitti in programma dal 2 al 17 maggio al Museo Festa dell’Uva, aprono uno squarcio sul territorio dell’Impruneta e sulla rete sociale che da secoli ruota attorno al cotto. Non un semplice reportage, ma un’indagine visiva su una comunità che ha costruito la propria identità sulla terra che lavora, fino a usarla per accompagnare i propri cittadini anche nell’ultimo passaggio: lapidi, crocifissi, segni di memoria modellati nella stessa argilla che dà forma a vasi, orci e architetture.
Un materiale che unisce generazioni
Il cotto imprunetino nasce da un’argilla ricca di galestro, una roccia sedimentaria che a contatto con l’acqua diventa una pasta duttile. Una materia antichissima, riaffiorata in superficie milioni di anni fa, che l’uomo ha trasformato in economia e cultura. Qui il rapporto con la terra è fisico, quotidiano, quasi rituale: un sapere che passa di mano in mano, tra famiglie e generazioni, e che ha plasmato il paesaggio e la vita del paese.
L’autore
Vitti, 33 anni, originario di Fasano e laureato in Architettura a Firenze nel 2022, porta nella fotografia il metodo della sua formazione: «Il mio approccio è di indagine sul territorio dal punto di vista architettonico e artistico. La fotografia è uno strumento per capire come un materiale possa generare una comunità». Dopo esperienze nel collage analogico e un corso di reportage alla Marangoni, l’autore ha scelto Impruneta come campo di studio: «Da fuorisede ho percepito un’energia particolare. Ho iniziato a frequentare le fornaci, gli spazi di lavoro, gli elementi di arredo architettonico».






