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5 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:44
“Quando era vivo lui è venuto a farmi entrare nella società, io avevo diciotto anni”. È una sorta di confessione in diretta quella di Mario Gennaro, tra i tre arrestati nel blitz antimafia che ha colpito la cosca di Corleone. Nelle intercettazioni l’uomo ricostruisce il proprio battesimo mafioso, raccontando che alla cerimonia avrebbe partecipato personalmente Totò Riina, all’epoca latitante. Un elemento che conferisce ulteriore peso all’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia, e culminata nell’arresto di tre persone accusate di associazione mafiosa. Tra loro figura anche Mario Grizzaffi, 60 anni, nipote diretto del capo dei capi, insieme allo stesso Gennaro, 53 anni, e a Pietro Maniscalco, 62 anni.
L’indagine, condotta dai carabinieri tra il 2017 e il 2023, ha permesso di ricostruire gli assetti della famiglia mafiosa corleonese, individuandone i vertici e documentando una serie di attività illecite che confermano la persistenza di una “mafia rurale” ancora radicata nel territorio. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe esercitato un controllo capillare sulle campagne, imponendo la propria autorità attraverso intimidazioni, danneggiamenti e incendi. Nel mirino sono finite aziende agricole locali, comprese realtà impegnate nella gestione di beni confiscati alla mafia. Tra gli episodi accertati figurano anche furti di mezzi agricoli ed estorsioni ai danni di commercianti, spesso finalizzate a ottenere dilazioni nei pagamenti.







