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Ultimo aggiornamento: 17:39

Il governo israeliano ha lanciato una nuova operazione, questa volta non militare, ma comunque dalle conseguenze potenzialmente negative per i palestinesi della Cisgiordania. “Ali dell’alba”, è questo il nome sibillino scelto per contrassegnare il progetto di ingegneria demografica che ha come scopo l’ingresso in Israele di 6mila indiani della comunità Bnei Menashe. In questi giorni all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv sono arrivati i primi 240, segnando così l’inizio di un più ampio sforzo sostenuto dal governo di estrema destra di Netanyahu per completare l’aliyah (diritto al ritorno, legge che garantisce la nazionalità israeliana a tutti gli ebrei sparsi per il mondo) di questo gruppo. Israele ha destinato l’equivalente di 30 milioni di dollari per realizzare questa decisione, che potrebbe dare l’avvio alla creazione di nuove colonie nei territori occupati.

Si tratta di un’iniziativa congiunta guidata dal Ministero dell’Aliyah e dell’Integrazione e dall’Agenzia Ebraica. Altri voli sono previsti nelle prossime settimane per far arrivare circa 600 immigrati. Molti dei nuovi arrivati sono giovani famiglie che inizialmente si stabiliranno nei centri di accoglienza di Nof HaGalil, nel nord di Israele, in Galilea, dove alcuni si ricongiungeranno con parenti immigrati negli anni precedenti. I membri della comunità Bnei Menashe sono residenti negli stati di Mizoram e Manipur, nel nord-est dell’India. Secondo il piano, si prevede l’arrivo di circa 1200 immigrati aggiuntivi entro la fine del 2026 per arrivare al reinsediamento di circa 6mila membri della comunità entro il 2030.