1La recensione più severa al servizio di sicurezza della cena dei corrispondenti con Donald Trump e gran parte del suo governo l’ha scritta l’attentatore. Nel manifesto che ha inviato ai familiari, pochi minuti prima dell’irruzione armato di fucile Maverick calibro 12, una pistola Armscor Precision semiautomatica calibro 38 e diversi coltelli, Cole Tomas Allen ha scritto: «Cosa diavolo sta combinando il Secret Service? Scusate, ora mi sfogo. Mi aspettavo telecamere di sicurezza a ogni angolo, stanze di albergo sotto sorveglianza, agenti armati ogni tre metri, metal detector a non finire. Nulla. Nessuna dannata sicurezza. Né sui mezzi di trasporto, né in hotel, né all’evento. Entro con diverse armi e nessuno dei presenti prende in considerazione che io possa rappresentare una minaccia».

Ancora: «Questo livello d’incompetenza è assurdo», «avrei potuto portare qui una dannata Ma Deuce e nessuno si sarebbe accorto di niente». Quando parla di Ma Deuce si riferisce a una Browning M2, una mitragliatrice pesante. Conclude: cosa succederebbe se al posto mio ci fosse stato un agente iraniano?

Allen ha evitato ogni controllo al Washington Hilton, lo stesso hotel dove nel 1981, all’esterno, ci fu l’attentato contro il presidente Reagan, perché banalmente aveva prenotato una stanza il giorno prima. Dunque, era un ospite. Ha viaggiato dalla California a Washington con l’arsenale perché ha scelto il treno: negli aeroporti ci sarebbero stati maggiori controlli. Quanto vicino è arrivato alla sala dove c’era Trump e gran parte del governo? Secondo una ricostruzione del Washington Post ha percorso dieci piani usando delle scale interne, ha camminato per 200 metri, poi ha superato correndo come un velocista uno dei checkpoint come si vede in un video (Trump ha ironizzato: «È stato rapido, dovrebbero ingaggiarlo nella Nfl»).