La missione di Marco Rubio a Roma è quella del “sarto della Casa Bianca”, è lui l’inviato per ricucire le relazioni strategiche dell’amministrazione Trump. Il suo compito è tradurre la linea dura del Presidente in posizioni politiche flessibili, smussando gli angoli per rendere possibili compromessi con alleati chiave come l’Italia di Giorgia Meloni e il Vaticano che non ha eserciti ma parla al mondo.

Rubio, che arriverà venerdì, non agisce come un semplice messaggero, ma come un interprete dotato di autonomia diplomatica, il suo ruolo è simile a quello che ricopriva Henry Kissinger, consigliere per la Sicurezza Nazionale e Segretario di Stato, il pezzo più importante della scacchiera di Washington. L’obiettivo di Rubio è riattivare canali diplomatici, gestire le divergenze e riaffermare l’importanza dell’Italia, non tanto per la sua potenza militare, quanto per la sua posizione geografica strategica nel Mediterraneo e il suo “soft power” che ha un’influenza anche sugli americani elettori di Trump. Nonostante le tensioni e la retorica della rottura, l’approccio di Trump, basato sull’“arte della negoziazione”, prevede che dopo una fase di “tempesta” si arrivi inevitabilmente a un accordo.