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Ultimo aggiornamento: 14:58
La Germania afferma di non riconoscere politicamente il governo di fatto dei Talebani in Afghanistan come legittimo, ma da tempo lascia operare almeno due suoi rappresentanti nelle sedi diplomatiche sul suo territorio, ponendo potenzialmente a rischio la sicurezza dei dissidenti rifugiati nel Paese. In più, due settimane fa ha trattato direttamente con loro in un Ufficio federale per condurre espulsioni verso Kabul.
Berlino ha ufficialmente chiuso la sua ambasciata in Afghanistan e sostiene sul sito del Ministero degli Esteri di avere contatti col regime solo per quanto verte l’accesso agli aiuti umanitari, la tutela dei diritti umani, una governance inclusiva e la lotta al terrorismo. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 negli USA, anche l’esercito tedesco ha partecipato alla “guerra contro il terrore” in Afghanistan perdendo 59 soldati, più tanti altri feriti o rimasti ancora oggi traumatizzati. Solo la Russia ha riconosciuto i Talebani.
Anche se già ad ottobre 2024 il Consolato afghano di Grünwald era in linea con i nuovi padroni a Kabul e da novembre 2025 pure l’Ambasciata afghana nella capitale tedesca è stata rinominata “Ambasciata dell’Emirato islamico dell’Afghanistan”, ufficialmente il Governo tedesco aveva accreditato solo diplomatici della precedente Repubblica afghana. L’anno scorso però il ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha agevolato l’accredito anche di due diplomatici fedeli ai Talebani. Uno è stato inserito all’Ambasciata, l’altro ha assunto di fatto la guida del Consolato a Bonn, portando alle dimissioni dell’effettivo Console Generale. Ora quest’ultimo fornisce supporto per effettuare i respingimenti di cittadini afghani; poco importa che molti rifugiati in Germania siano fuggiti proprio dai Talebani dipendano adesso dai rappresentanti del regime per passaporti e altri documenti.






