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Ultimo aggiornamento: 15:21

Si chiama “Project Freedom“, è iniziata la mattina del 4 maggio e mira a “ripristinare la libertà di navigazione per le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz“. E’ un comunicato dello United States Central Command a delineare il perimetro dell’operazione che, nelle intenzioni degli Stati Uniti, dovrebbe consentire a 2.000 imbarcazioni civili, con circa 20.000 marittimi a bordo secondo l”Organizzazione Marittima Internazionale, di uscire dal choke point nel Golfo Persico diventato centrale nella guerra scatenata da Washington contro l’Iran.

La cornice, ha reso noto il comando militare responsabile per le operazioni Usa per il Medio Oriente, l’Asia Centrale e parte dell’Asia del Sud, è quella del Maritime Freedom Construct, iniziativa annunciata la scorsa settimana dal Dipartimento di Stato in collaborazione con quello della Difesa, che mira a combinare l’azione diplomatica con il coordinamento militare attraverso il rafforzamento della condivisione di informazioni tra i partner internazionali a sostegno della sicurezza marittima nello stretto.

Il supporto militare “comprenderà l’impiego di cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli terrestri e navali, piattaforme senza pilota multidominio e 15.000 militari“, ha fatto sapere il Centcom domenica sera. Tra gli assetti impiegati figurano i cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, considerati la spina dorsale della flotta Usa, alcuni già presenti nell’area. Queste unità, finora utilizzate per operazioni nel Mar Arabico, potrebbero avere un ruolo limitato nello stretto, soprattutto con funzioni di difesa aerea. Dispiegati anche elicotteri armati per contrastare eventuali imbarcazioni ostili e aerei d’attacco come gli A-10, impiegabili contro bersagli navali o batterie missilistiche costiere.