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Ultimo aggiornamento: 13:28
Per un momento Rafa Leao è stato il giocatore più forte della Serie A. Letteralmente: nella stagione 2021/2022, quella dello scudetto rossonero, fu nominato Mvp del torneo dalla Lega Calcio. Titolo buono per sponsor e statistiche, che però riconosceva lo strapotere fisico e tecnico di questo ragazzo, in grado di trascinare il Milan a un trionfo insperato con 11 gol e 10 assist. Oggi di quel calciatore non resta quasi più nulla.
Leao non segna (solo 9 reti in campionato), ma non è mai stato questo il suo punto di forza. Leao non dribbla, non corre, non “surfa” più sulla fascia e nelle esultanze, il suo marchio di fabbrica. È l’ombra di se stesso: un giocatore semplicemente normale, l’etichetta più triste per uno con il suo talento. Come si sia ridotto così uno degli esterni d’attacco più inebrianti al mondo, alla stregua di Vinicius jr. o giù di lì, è ciò che perplime ogni tifoso rossonero.
Sicuramente contano i limiti personali (ma si pensava li avesse anche Dembele, che poi con Luis Enrique ha vinto il pallone d’oro). Avranno inciso anche i problemi fisici, una pubalgia persistente che lo affligge da mesi (e sappiamo quanto questo tipo di patologia possa essere limitante per le prestazioni). Ma poi qui c’è una questione tecnico-tattica grande quanto una casa. Leao si è perso anche e soprattutto per colpa del Milan. Prima ha pagato lo sbando societario, l’ultima stagione di Pioli (deludente) e quella disastrosa dello scorso anno, in cui è naufragato insieme a tutto il resto. Adesso, invece, sta pagando lo scempio tecnico di Allegri.






