La strategia non è solo tamponare l’incombente emergenza di approvvigionamento energetico per il nostro Paese. L’intenzione è trasformare la penisola italiana in un hub energetico europeo. Proiettato nel Mediterraneo. Agganciato con l’Africa del Nord (Libia ed Algeria). Ma anche offrire un rifornimento costante e differenziato- il famoso mix energetico più difficile da far saltare in base agli equilibri geopolitici dei Paesi fornitori- agli altri stati europei.
Le crisi politica-bellica prima con la Russia (che garantiva il 40% delle forniture), adesso con l’Iran ha messo in luce le fragilità energetiche di un continente attaccato a “mammelle” instabili. E qui scatta il viaggio di oggi (pianificato da tempo) della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La missione nel Caucaso è un passaggio fondamentale. In Armenia, nella capitale Erevan, la premier parteciperà all’VIII riunione della Comunità politica europea convocata da Nikol Pashinyan.
La Cpe raggruppa 47 Paesi del continente europeo e rappresenta uno spazio informale ma sempre più rilevante di coordinamento politico tra capi di Stato e di governo. Non a caso tra i partecipanti all’incontro ci saranno i principali leader europei e occidentali, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente del Consiglio europeo António Costa e quella della Commissione Ursula von der Leyen. E questa è la “tappa” politica della missione.







