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Schlein, Conte o Salis: tutti troppo divisivi e nessuno dei tre riuscirebbe ad essere un valore aggiunto per la coalizione. Neppure le democratiche primarie eviterebbero i conflitti

Scegliere il capo con le primarie divide più che unire. È questo il paradosso della leadership nel campo largo. La soluzione che dovrebbe rappresentare il momento massimo di sintesi politica rischia di trasformarsi nel principale fattore di divisione. Non esiste, almeno allo stato attuale, una leadership capace di funzionare come vero valore aggiunto per l'intera coalizione. Al contrario, ogni ipotesi di guida attiva dinamiche di rigetto interno che mettono in discussione la tenuta complessiva dell'alleanza. È quanto emerge dallo studio realizzato dall'Istituto Noto Sondaggi per Il Giornale, che ha analizzato il comportamento degli elettori dei partiti del campo largo nell'ipotesi in cui le primarie vengano vinte da uno dei tre leader tra Conte, Schlein o Salis. L'analisi dei tre profili testati restituisce un quadro netto: ciascuno di loro rafforza il proprio campo di riferimento, ma al prezzo di indebolire gli altri. È una logica a somma quasi zero, in cui ciò che si guadagna da una parte si perde dall'altra. Ed è proprio questa asimmetria a rappresentare il vero nodo politico. Il caso più critico è quello di Silvia Salis. I dati mostrano come la sua eventuale leadership sia percepita come altamente divisiva, con una significativa quota di elettori potenzialmente disposta ad allontanarsi dal campo largo. Non si tratta solo di una mancata capacità aggregativa, ma di un effetto respingente. Salis, più che unire, polarizza. In termini elettorali, questo si traduce in un rischio concreto di contrazione del consenso complessivo.