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Si oppongono alla deriva forcaiola della Schlein e si prendono gli insulti dei "compagni". Dalla Picierno a Minniti, ecco chi sono
C'è un pezzo di sinistra che si smarca dalla linea forcaiola e «travagliesca» imposta dalla segretaria Pd Elly Schlein sul referendum per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. È un pezzo che mescola fondatori del partito, ex ministri, intellettuali e parlamentari con anni di legislature alle spalle. Un mondo della sinistra italiana che segue il pensiero di Luca Ricolfi, quando afferma che «la domanda di maggiori garanzie per gli imputati non arriva da malavitosi ma da cittadini comuni che si sono resi conto in questi anni di quanto la magistratura sbagli e quanto poco paghi per i suoi errori». Un pensiero che oggi il gruppo dirigente della sinistra sembra aver dimenticato. Anzi. La sinistra garantista e riformista diventa il bersaglio della macchina elettorale del No. Nel Pd l'unica che ha il coraggio di metterci la faccia, tra i parlamentari in carica, è Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. È lei il volto della sinistra che non rinnega la cultura garantista: «Spesso mi dicono: questa riforma non riguarda la vita dei cittadini. Falso. Basterebbe guardare i dati ministeriali per capire che, rispetto, per esempio, alla fase preliminare del processo, siamo di fronte a un quadro davvero molto preoccupante». Poi le cifre: «95% -100% delle richieste dei pm vengono avallate in fase di indagini preliminari, in fase di rinvio a giudizio», argomenta l'esponente dem. Parole - rilasciate a radio Atreju - che hanno scatenato la furia degli hater con insulti e veleni contro Picierno.






