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Le uscite di Gratteri tirano la volata al Sì anche tra i riformisti. I malumori da Delrio a Picierno
"Ma, come, proprio ora che il No sembrava in rimonta nei sondaggi?". Nel Pd, pure in quello di rito schleiniano, le parole di Nicola Gratteri sulle persone "perbene" che voterebbero per il No al referendum e - di contro - "la massoneria deviata" e presunti "centri di potere" a favore del Sì sono viste come una buccia di banana sul cammino della campagna referendaria. Uno scivolone, da parte del Pm, che si intreccia pericolosamente con l'insofferenza crescente da parte dei riformisti. L'europarlamentare dem Elisabetta Gualmini è pronta ad andare verso Azione. Ma il dibattito sulla riforma della giustizia potrebbe essere il detonatore del malumore, per chi potrebbe seguirla. Con uno spettro, che si aggira per le stanze del Nazareno: il timore che la base del Pd, fortemente legata sul territorio agli esponenti della minoranza del partito, possa in parte tirare la volata al Sì. Con il clima incandescente che c'è tra i dem, la convinzione dello stato maggiore è che pure i riformisti che si sono espressi per il No nel migliore dei casi non faranno la campagna referendaria. Di certo, nessuno si attende una mobilitazione da parte dell'ala moderata, che però è la più radicata a livello territoriale. Senza contare chi, come Pina Picierno, quasi 122 mila preferenze alle ultime europee, si è già espressa a favore della riforma. "Io voterò Sì e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd", ha già detto Picierno. Una frase che, alle orecchie di Schlein, sarà suonata come una minaccia.






