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Pechino blocca le sanzioni americane contro cinque impianti accusati di comprare greggio da Teheran e alimentare le casse iraniane
Le raffinerie cinesi "a teiera” diventano un'ancora di salvezza per l’economia dell’Iran. Ma Washington reagisce e le colpisce con sanzioni perché raccolgono quasi tutto il petrolio esportato da Teheran. La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno imposto queste misure a una divisione di Hengli Petrochemical, una raffineria che ha acquistato miliardi di dollari di greggio iraniano, insieme a 40 compagnie di navigazione e navi presumibilmente coinvolte nel commercio. Dura la replica di Pechino. Un portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che le sanzioni unilaterali statunitensi "non hanno fondamento nel diritto internazionale" e che il Paese difenderà i diritti e gli interessi delle proprie aziende. La tensione tra le due superpotenze raggiunge un nuovo picco. In più, queste strutture sono fondamentali perché gestiscono gran parte delle importazioni di greggio da paesi sotto sanzioni americane, come l’Iran e la Russia. Il provvedimento è stato emesso contro la Hengli Petrochemical e altre quattro: Shandong Jincheng Petrochemical Group, Hebei Xinhai Chemical Group, Shouguang Luqing Petrochemical e Shandong Shengxing Chemical. Annunciando le sanzioni il 24 aprile, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha definito Hengli "uno dei clienti più importanti di Teheran", e ha spiegato che aveva generato centinaia di milioni di dollari di entrate per l'esercito iraniano attraverso l'acquisto di greggio. L'amministrazione Trump aveva già imposto sanzioni alle altre quattro raffinerie oltre ad altri impianti lo scorso anno.






