Nessuna norma impone all’albergatore difornire al cliente, che lo chiede, l’acqua del rubinetto invece che l’acqua minerale in bottiglia. A meno che non ci sia un patto iniziale in tal senso.La Cassazione ha così respinto il ricorso, al pari di quanto avevano fatto i giudici di merito, di una ospite di un hotel a 5 stelle che chiedeva la condanna degli albergatori a pagargli 2.763 euro, come risarcimento del danno. E questo perché durante il suo soggiorno, dal 26 dicembre 2019 al 3 gennaio 2020, «si era vista incessantemente negare la possibilità di consumare acqua potabile del rubinetto, essendo costretta, viceversa, ad acquistare a ogni pasto acqua in bottiglia». Il tutto per la “modica” cifra di 7 euro a bottiglia.
Lo stress per il conto salato
Alla signora proprio non andava giù la conclusione dei giudici, che avevano escluso che la mancata somministrazione dell’acqua di rubinetto fosse stata la «fonte di effettivo danno economico o distress emotivo per il solo fatto di aver pagato 5.712,00 euro per un soggiorno di lusso». Per la difesa un ragionamento tale da portare al paradosso che solo scegliendo un albergo di categoria inferiore si potrebbe avere il diritto di bere acqua potabile.






