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Con una Margherita 2.0, i democratici rischiano di scendere sotto la soglia psicologica. Bonafè: "Non deleghiamo"

C'è un numero che preoccupa il Partito democratico. Un numero che rimanda alla percentuale sotto la quale al Nazareno scatterebbe l'allarme rosso: il 20%. Le elezioni politiche saranno uno spartiacque per la segreteria di Elly Schlein. Sarà fisiologico fare il raffronto con il precedente di Enrico Letta del 2022 quando il partito di via Sant'Andrea delle Fratte si fermò al 19 per cento e scoppiò un terremoto che portò alle dimissioni del segretario e all'inizio del percorso congressuale. Corsi e ricorsi, insomma.

Ragion per cui in queste ore nelle stanze del Nazareno si fa di conto. Schlein e il suo staff più ristretto compulsano gli studi che arrivano sul tavolo. Il Pd è il primo partito del campo largo ma non spicca il volo. La supermedia di YouTrend dello scorso 30 aprile fotografa i democratico stabile al 22.4%, sopra la soglia psicologica del 20%. Eppure diversi dirigenti a taccuini chiusi nutrono perplessità e sostengono che in un contesto di fatto favorevole per il centrosinistra il Pd non cresce come dovrebbe. Il più davanti è sempre di pochi decimali rispetto alla settimana precedente, segno che qualcosa non sta funzionando. Tutto questo per dire che si guarda con sospetto al fattore Silvia Salis (foto) e alla nascita di una eventuale quarta gamba guidata dalla sindaca di Genova, per intercettare l'elettorato moderato che sembra distante dall'azione di Schlein. Sostiene la vicepresidente del gruppo parlamentare alla Camera, Simona Bonafè: "Esiste nel Paese una domanda di cambiamento e di riforme da parte di un elettorato di sinistra non ideologico che il Pd, come partito di governo, non può delegare ad altri".