ROMA — Hanno fatto causa, hanno vinto nei tribunali, hanno ottenuto aumenti e arretrati. Poi la Cassazione ha ribaltato l’orientamento. E ora molti lavoratori dello spettacolo si ritrovano con la pensione tagliata e le somme già incassate da restituire all’Inps. È il contenzioso sull’ex Enpals, l’ente previdenziale dei lavoratori dello spettacolo ora confluito in Inps, che spinge cento artisti e maestranze a scrivere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tra loro Stefania Sandrelli, Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Massimo Boldi, Marco Risi, Fiammetta Izzo.
La platea coinvolta negli anni è più ampia: tra 300 e 400 persone. I firmatari denunciano una «grave incertezza giuridica». Dall’Inps fanno sapere però che con il consolidarsi dell’orientamento della Cassazione, l’Istituto «è tenuto ad adeguarsi», recuperando le somme erogate e non dovute «nel rispetto delle modalità previste dalla normativa vigente».
Il nodo della quota B
La vicenda ruota attorno al calcolo della pensione di questi lavoratori. Più precisamente della quota B, la parte dell’assegno legata ai contributi maturati dopo il 1992. Il punto è il tetto alla retribuzione giornaliera pensionabile: la soglia massima di compenso giornaliero che può entrare nel calcolo della pensione.







