Nel suo percorso iniziato oltre 60 anni fa, Vittorio Storaro ha reso la luce nell'immagine cinematografica (e non solo) un elemento narrativo centrale, per registi come Bernardo Bertolucci, Francis Ford Coppola, Woody Allen, Dario Argento, Luca Ronconi, Warren Beatty, Carlos Saura, Giuliano Montaldo.

Un mondo artistico che viene celebrato ai David di Donatello, mercoledì 6 maggio, dove il grande autore della fotografia riceverà il Premio Speciale Cinecittà David 71.

"Ha per me un valore profondamente simbolico e umano - spiega Storaro all'ANSA -. Sono molto grato per questo riconoscimento italiano, che arriva dopo un lungo percorso costellato di premi internazionali (tra i quali tre Oscar, per Apocalypse Now, Reds e L'Ultimo Imperatore, ndr), ma che proprio per questo assume un significato ancora più intimo e radicato". A Cinecittà "ho mosso i primi passi" e "ho avuto la possibilità di contribuire a opere che hanno segnato un cambiamento nel linguaggio cinematografico, come Il Conformista di Bernardo Bertolucci" ricorda. Comunque, da Ladyhawke fino a L'Ultimo Imperatore, ogni film a cui ha lavorato negli studios "ha rappresentato una tappa importante della mia ricerca sulla luce come linguaggio espressivo".