«Tre in Italiano, due in Matematica. Caporetto. Andai a vedere i quadri degli esami di terza media: bocciato inesorabilmente. Fu la mia fortuna, entrai al laboratorio fotografico di mio padre», racconta Vittorio Storaro. Destino sospeso. Alcuni decenni dopo all’orizzonte spuntarono tre premi Oscar: « Apocalypse Now», «Reds», « L’ultimo imperatore». E altri premi in bacheca, l’ultimo per la Fondazione Città di Terracina nell’ambito dell’incontro «Cinema come pittura». Oggi col cellulare siamo tutti fotografi: lui parla di immagini. Ha un’aura quasi mistica, prepara un film su Gesù bambino. Se si scava vengono fuori simpatia, visione poetica e passione genuina.